I giovani sono il presente, non il futuro. Questa verità, che dovrebbe essere ovvia, viene costantemente negata da una retorica che relega i ragazzi al domani. Oggi, nel 2026, è tempo di ribaltare questa narrazione: voi giovani siete protagonisti adesso, non in un futuro che non arriva mai.
Roberto, sedici anni a Scampia: quando la fotografia incontra i sogni
La fotografia in evidenza ritrae un ragazzo di sedici anni a Scampia. Quando lo incontrai, non mi soffermai solo a scattare delle foto per scegliere quella perfetta. Mi fermai a capire chi fosse, quali sogni tenesse nel suo cuore. Il nome preciso non lo ricordo più, ma non è fondamentale. Mi piace adesso chiamarlo Roberto.
Roberto aveva negli occhi quella particolare intensità che hanno i ragazzi quando ti guardano davvero, quando non hanno ancora imparato a nascondersi dietro le maschere degli adulti. Mi parlò dei suoi progetti, delle sue paure, di ciò che vedeva intorno a sé ogni giorno. Non mi chiese quando sarebbe arrivato il suo turno. Mi parlò di adesso, di cosa voleva fare adesso, di come vedeva il mondo adesso.
In quel momento riconobbi qualcosa che la routine aveva addormentato.
Giovanni Paolo II ai giovani: “Non abbiate paura” era un invito all’azione
Ricordo ancora quelle parole. Ero ragazzo, come Roberto, quando Giovanni Paolo II le pronunciò davanti a una folla immensa: “Non abbiate paura di abbracciare Cristo.” Non era solo un invito religioso. Era un appello all’autenticità, alla pienezza di vita, a non nascondersi dietro le mezze misure e le convenzioni del momento. Era un invito a essere presenti, completamente presenti, nella propria esistenza.
Oggi quelle stesse parole le rivolgo a te, giovane che leggi, e ai tuoi coetanei come Roberto.
Giovanni Paolo II non stava lanciando uno slogan quando parlava ai giovani. Stava indicando una strada concreta: non abbiate paura di scegliere, di schierarvi, di vivere pienamente le vostre convinzioni. Non domani, quando sarete “pronti”. Oggi, adesso, con tutta l’intensità di cui siete capaci.
Quelle parole erano esattamente ciò che vi dico adesso: i giovani non sono il futuro, sono il presente. Il Papa non chiedeva ai ragazzi di aspettare di diventare adulti per abbracciare Cristo. Li chiamava a farlo immediatamente, con tutto se stessi, nella loro condizione di giovani. Non “preparatevi ad abbracciare”, ma “abbracciate”. Non “studiate per capire”, ma “non abbiate paura”. Ora.
Era un riconoscimento radicale: voi siete già abbastanza. Abbastanza maturi per le scelte importanti. Abbastanza lucidi per vedere la verità. Abbastanza coraggiosi per impegnarvi.
Roberto, a sedici anni, era già abbastanza. Non aveva bisogno di aspettare di essere adulto per avere qualcosa di importante da dire sul mondo che abitava.
Giovani e futuro: perché questa retorica vi esclude dal presente
Diffidate da chi vi guarda con ammirazione condiscendente e vi ripete il mantra rassicurante: “Voi giovani siete il futuro di questo Paese.” Dietro quella retorica si nasconde un messaggio chiaro: state buoni, aspettate il vostro turno, studiate, preparatevi. Il palco è occupato, tornerete quando sarà libero.
Vi stanno chiedendo di diventare fantasmi del presente per essere cittadini del futuro. Ma il futuro non arriva mai. Quando sarete “abbastanza grandi”, ci sarà un’altra generazione a cui diranno le stesse cose.
Giovanni Paolo II non ha mai detto “voi giovani siete il futuro della Chiesa”. Ha detto “non abbiate paura” adesso, di essere Chiesa adesso, di incarnare pienamente la vostra fede adesso.
A Roberto nessuno aveva chiesto di aspettare. La vita a Scampia non aspetta. Le scelte, le difficoltà, i sogni erano tutti lì, nel suo presente di sedicenne. Relegarlo al “futuro” sarebbe stato un insulto alla sua intelligenza e alla sua realtà quotidiana.
Giovani protagonisti oggi: il valore del presente
I giovani sono il presente di questo Paese. Non il futuro. Il presente.
Significa che le vostre idee contano oggi. Che le vostre fotografie, le vostre parole, i vostri progetti hanno dignità adesso, non quando avrete accumulato abbastanza curriculum. Che la vostra inquietudine è già una forma di sapere, forse più lucida di quella di chi ha imparato a convivere con le storture del sistema.
Guardate la città con occhi diversi dai nostri. Fotografate angoli che noi non vediamo più. Raccontate storie che noi abbiamo smesso di ascoltare. Questo non è un esercizio preparatorio. È il vostro contributo necessario, ora.
La voce dei giovani nel presente: lucidità senza compromessi
La vostra voce non è ancora stata addomesticata dalla paura di disturbare, dalla necessità di mantenere buoni rapporti, dal calcolo delle convenienze. Capite che un sistema che brucia il pianeta per i profitti di oggi non può essere “il migliore possibile”. Capite che una società che lascia indietro gli ultimi non è giusta, indipendentemente dalle giustificazioni economiche.
Questa lucidità è preziosa proprio perché libera. E ha il diritto di esprimersi oggi, non quando sarà stata normalizzata.
Roberto vedeva Scampia con occhi che non avevano ancora imparato a giustificare l’ingiustificabile. Vedeva ciò che non funzionava senza i filtri dell’abitudine. Quella era già conoscenza valida, non una preparazione alla conoscenza.
Dal ’68 a oggi: il paradosso di una generazione
C’è un paradosso amaro in tutto questo. Molti di quelli che oggi vi chiedono di aspettare il vostro turno erano ragazzi nel ’68, nel ’77, negli anni della contestazione. Gridavano “il potere all’immaginazione”, occupavano le università, sfidavano l’autorità costituita.
Poi sono cresciuti. Hanno accettato compromessi. Hanno imparato che “le cose sono più complicate”. E ora vi chiedono di fare la gavetta che loro hanno rifiutato di fare.
Non fatevi ingannare da questa ipocrisia generazionale.
Ai giovani del 2026: non abbiate paura di essere presenti
Non abbiate paura di essere presenti. Qui, ora. Con la vostra voce, con il vostro sguardo, con la vostra capacità di indignarvi per ciò che gli adulti hanno imparato a tollerare.
Non abbiate paura di occupare spazi, di chiedere ascolto, di pretendere rispetto. Non come futuri cittadini, ma come cittadini già.
Non abbiate paura di abbracciare ciò in cui credete con la stessa pienezza che Giovanni Paolo II chiedeva ai ragazzi della mia generazione. Che sia Cristo, che sia la giustizia sociale, che sia l’arte, che sia la difesa del pianeta. Abbracciatelo adesso, non quando sarete “pronti”.
Perché quelle parole – “non abbiate paura” – non erano uno slogan da appendere al muro. Erano un invito all’azione immediata, totale, senza riserve. Erano esattamente questo: siate il presente, non aspettate il futuro.
Come Roberto, che a sedici anni non aspettava il permesso di essere se stesso, di avere sogni, di vedere il mondo con i suoi occhi. Era già presente. Pienamente.
Il 2026 comincia con voi
Il 2026 comincia. E comincia con voi, non dopo di voi.
Fatevi sentire. Fatevi vedere. Non chiedete il permesso e non aspettatelo. Prendetevi lo spazio che vi spetta, occupate la scena che è già vostra.
Il presente vi appartiene quanto a chiunque altro. I giovani sono il presente, non il futuro da attendere.
Non lo dimenticate mai.
