Il Bambino che Viaggiò fino al Confine del Tempo

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Una storia fantastica sull’origine dell’universo raccontata attraverso gli occhi di un bambino di nove anni

Il Mio Viaggio all’Origine del Tempo

Avevo nove anni quando ho scoperto che potevo viaggiare per davvero.

Non con le astronavi dei cartoni animati o con le macchine del tempo dei film. Io potevo farlo con me stesso. Con la parte di me che è fatta di energia, quella che mamma non vede ma che io so che c’è.

La sera chiudevo gli occhi nel letto e lasciavo che quella parte si staccasse dal mio corpo. Era come togliersi un pigiama pesante e volare via leggero leggero. All’inizio avevo paura, poi ho capito che era bellissimo.

Andavo dappertutto. Visitavo posti lontani, vedevo cose che non avevo mai visto. Poi ho scoperto che potevo anche andare indietro nel tempo. Ho visto i dinosauri! Davvero! E ho visto il mare dove adesso c’è la mia città.

Ma una notte ho pensato: e se vado proprio all’inizio? Proprio proprio all’inizio di tutto?

Il Viaggio Verso l’Origine del Tempo

Così ho iniziato a viaggiare indietro, sempre più indietro. Ho visto epoche strane con animali strani, poi la Terra quando era solo roccia bollente, poi niente Terra, solo stelle. E sono andato ancora più indietro.

Ed è lì che ho capito una cosa importantissima.

Il tempo non è una cosa che esiste da sola. Il tempo è quello che c’è tra un evento e un altro evento. Tipo: se io batto le mani una volta, poi aspetto, poi le batto di nuovo – quello che intercorre in mezzo è il tempo. Se batto le mani veloce veloce veloce, il tempo corre. Se non faccio niente, il tempo quasi si ferma.

L’Energia dell’Universo Primordiale

Più andavo indietro, più vedevo che succedevano tantissime cose tutte insieme. L’universo era pieno di energia che esplodeva dappertutto, cose che nascevano e sparivano, luci che brillavano in mille colori che non ho mai visto da nessuna parte. Era come quando fai girare la giostra velocissimo e tutto diventa una macchia colorata.

Tutti quegli eventi facevano correre il tempo come un fiume in piena. Anzi no, più veloce. Come una cascata che va giù fortissimo.

Io mi lasciavo trasportare da tutta quella energia. La mia essenza cambiava forma continuamente – diventavo luce, poi calore, poi non so neanche cosa. Era impossibile fermarsi o decidere dove andare. Potevo solo seguire quella corrente pazzesca e diventare parte di lei.

Ma poi, a un certo punto, è successa una cosa stranissima.

Quello che intercorreva tra un evento e l’altro ha cominciato a dilatarsi. Come quando prendi un elastico e lo tiri. Gli eventi rallentavano. Ciò che prima succedeva velocissimo ora succedeva più lento. E l’intervallo tra loro si allungava sempre di più.

Alle Origini: Le Frazioni Infinitesimali del Tempo

All’inizio non capivo. Come era possibile?

Poi, nelle frazioni infinitesimali delle prime due unità di tempo – non so come altro dirlo, erano pezzettini così piccoli che non esistono nemmeno i numeri per contarli – lì ho capito tutto.

Stavo andando verso l’inizio. L’inizio vero. Quello dove ancora non era successo NIENTE.

E se il tempo è quello che intercorre tra gli eventi, e io stavo andando verso il momento in cui ancora non era successo nessun evento… allora gli eventi dovevano per forza rallentare fino a fermarsi. E quello che intercorreva tra un evento e l’altro si dilatava sempre di più, diventava sempre più lungo, fino a essere infinito.

Gli eventi erano rarissimi ormai. Come gocce che cadono sempre più lente. E quello che intercorreva tra una goccia e l’altra si allungava, si allungava, si allungava…

Quello che Era Prima di Tutto

E poi l’ho percepito. Non potevo vederlo davvero, ma l’ho sentito dentro.

Quello che Era Prima di Tutto.

Era come un evento che doveva ancora succedere, ma che già c’era. Non so spiegarlo meglio. Era lì, ma non era ancora lì. Era il Nulla Perfetto da cui tutto sarebbe cominciato, ma che ancora non aveva cominciato niente.

E ho capito una cosa strana: Quello che Era Prima di Tutto si poteva riconoscere solo da chi veniva dopo. Solo io, che ero venuto dopo, potevo percepirlo. Lui era prima, ma aveva bisogno di me che ero dopo per essere… visto? Sentito? Capito?

È difficile da spiegare. Ma in quel momento, lì al confine impossibile dove il tempo stava per fermarsi completamente, ho pensato: è proprio Lui.

Lui che aveva creato tutto. Lui da cui tutto era cominciato. Lui che era l’evento prima di tutti gli eventi, quello che aveva fatto nascere il primo evento, quello che aveva fatto iniziare il tempo.

La mia essenza tremava. Sentivo che non potevo avvicinarmi di più. Era troppo grande, troppo potente, troppo… tutto. Se fossi andato più avanti sarei sparito, perché lì non c’erano eventi, non c’era tempo, non c’era nemmeno io.

Il Ritorno e la Rivelazione

Ma poi ho capito un’altra cosa, l’ultima cosa, quella più importante.

Un giorno, forse, ci sarei arrivato. Ma dall’altra parte. Dalla parte opposta del tempo infinito. Quando tutto l’universo avrà vissuto tutto quello che deve vivere, quando tutti gli eventi saranno finiti, quando tutto tornerà all’inizio… allora forse potrò incontrarlo davvero.

Quando tutto sarà tornato al suo inizio, quando il cerchio si chiuderà, quando l’ultimo evento si collegherà al primo che non era ancora successo.

Allora sì, forse, potrò stare vicino a Lui.

Mi sono allontanato piano piano. Gli eventi hanno ricominciato, prima lenti, poi sempre più veloci. Quello che intercorreva tra loro si è accorciato di nuovo. Il tempo ha ripreso a scorrere normale.

Sono tornato indietro attraverso le stelle e le galassie, attraverso i millenni e i secoli, fino a ritrovare la Terra, la mia casa, la mia stanza, il mio corpo nel letto.

Ho aperto gli occhi.

Era ancora notte. Sentivo mamma e papà che parlavano piano in cucina. Dal cassetto usciva la luce della lucina notturna.

Mi sono messo sotto le coperte e ho sorriso.

Avevo nove anni e avevo percepito Quello che Era Prima di Tutto. E sapevo che un giorno, quando tutto sarà finito, tutto ricomincerà. E allora forse Lo incontrerò davvero.

Ho chiuso gli occhi e mi sono addormentato per davvero.

E mentre dormivo, l’universo continuava il suo viaggio, evento dopo evento, con quello che intercorre tra loro che si chiama tempo.

E io sapevo il segreto.

Sapevo di Lui.

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3 risposte

  1. Lo trovo molto filosofico e autobiografico, semplicemente meraviglioso, chi lo legge spera e si può intercalare in questo bambino, se continuiamo a sperare con la purezza di un bambino possiamo davvero cambiare gli eventi ed il futuro della nostra vita. Questa è la mia personale interpretazione, ma complimenti a te! Un capolavoro.

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